Guida ai premi assicurativi: struttura, variabili di calcolo per ramo e agevolazioni fiscali da comunicare correttamente al cliente
Il premio assicurativo è uno dei concetti che un intermediario si trova a spiegare più spesso: al cliente che non capisce perché la sua RC Auto è aumentata al rinnovo, a chi sottovaluta il valore di ricostruzione del proprio immobile, a chi non sa che alcune polizze vita possono essere parzialmente detratte.
Conoscere la struttura del premio — come si compone, quali variabili lo determinano nei diversi rami e quali agevolazioni fiscali vi sono collegate — significa essere in grado di accompagnare il cliente in una scelta consapevole, invece di limitarsi a presentare un preventivo da firmare.
Questa guida offre un riepilogo ragionato dei principali elementi che entrano nel calcolo del premio, con un focus sulle tipologie di polizza più diffuse nel lavoro quotidiano dell’intermediario.
Cosa sono i premi assicurativi
Chiunque abbia mai stipulato una polizza si è trovato davanti a una voce inevitabile: il premio assicurativo. In sostanza, è il corrispettivo economico che l’assicurato versa alla compagnia in cambio della copertura: un pagamento che trasferisce il rischio dal singolo all’assicuratore.
Il concetto di “rischio”, in questo contesto, indica la probabilità che accada un evento dannoso previsto dal contratto. È proprio per coprire questa eventualità che la compagnia incassa il premio e si impegna, se il sinistro si verifica, a liquidare il danno nei limiti stabiliti dalla polizza.
A definire giuridicamente il meccanismo è l’articolo 1882 del Codice Civile, secondo cui l’assicurazione è il contratto con cui l’assicuratore, a fronte del pagamento di un premio, si obbliga a risarcire l’assicurato del danno causato da un sinistro — entro i limiti concordati — oppure a erogare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento legato alla vita umana.
In parole semplici: il premio è il prezzo della protezione. Chi paga ottiene la garanzia che, in caso di imprevisto, la compagnia interverrà secondo quanto previsto dal contratto.
Come si calcola il premio assicurativo
Il premio della polizza non è una cifra arbitraria: è il risultato di una valutazione del rischio che tiene conto di numerosi fattori, alcuni legati al bene o alla persona da assicurare, altri al contesto esterno. Ogni tipologia di polizza segue criteri specifici, ma il principio di fondo è sempre lo stesso: più alto è il rischio stimato, più elevato sarà il premio. Vediamo alcuni casi specifici.
Come si calcola il premio dell’assicurazione auto
Per le polizze auto e moto, uno degli elementi centrali è la classe di merito, determinata dal sistema Bonus Malus: un meccanismo che premia chi guida senza causare incidenti e penalizza chi ne accumula. La storia sinistri del veicolo, insieme alla classe di merito corrente, è consultabile nell’Attestato di rischio, il documento rilasciato entro un mese dalla scadenza della polizza.
A questo si aggiungono altri fattori: il tipo e il valore commerciale del veicolo, l’età dell’auto e dei conducenti, la zona geografica di residenza, la frequenza di utilizzo e persino la disponibilità di un posto auto coperto. Una franchigia più alta può abbassare il premio, ma implica una quota di rischio a carico dell’assicurato in caso di sinistro.
Infine, anche variabili macroeconomiche come l’inflazione possono incidere nel tempo sull’ammontare del premio, per esempio attraverso l’aumento dei costi di riparazione, dei ricambi e dei risarcimenti medi.
Sul premio base si sommano poi le eventuali garanzie accessorie — furto e incendio, cristalli, atti vandalici, eventi atmosferici — e le imposte di legge.
Come si calcola il premio dell’assicurazione casa
Per le polizze abitazione, il calcolo del premio tiene conto di diversi elementi: la storia dei sinistri, la zona geografica e i rischi naturali associati, l’età e le condizioni strutturali del fabbricato. Ma c’è un aspetto spesso sottovalutato che merita particolare attenzione: il valore attribuito all’immobile ai fini assicurativi.
Quando si stipula una polizza casa, uno dei parametri fondamentali è il cosiddetto valore di ricostruzione a nuovo, ovvero il costo necessario per ricostruire integralmente l’immobile, indipendentemente dal suo stato di conservazione o dal suo valore di mercato. Questa distinzione è tutt’altro che formale: il valore commerciale di un fabbricato dipende da fattori come la zona, l’andamento del mercato immobiliare e l’età dell’edificio, mentre il valore di ricostruzione a nuovo si basa sui costi effettivi di costruzione al momento della stima.
Confondere i due concetti può portare a una sottoassicurazione: se il valore dichiarato in polizza è inferiore a quello reale, in caso di sinistro grave la compagnia applica la cosiddetta regola proporzionale, riducendo l’indennizzo in misura corrispondente alla percentuale di scopertura rilevata.
Il calcolo del valore di ricostruzione non è immediato. Tra le variabili da considerare figurano la cubatura dell’immobile — determinata secondo il metodo “vuoto per pieno” — e la categoria costruttiva di appartenenza. Nella pratica peritale e assicurativa, i fabbricati civili possono essere distinti in fasce (per esempio: economica, civile media, signorile, lusso), ciascuna associata a un costo indicativo per metro cubo, che può discostarsi anche del 30% dai valori di riferimento. A questi parametri si aggiungono i correttivi legati alla provincia e alla specifica ubicazione dell’edificio.
Come per le polizze auto, anche qui il premio base può essere integrato con garanzie accessorie.
Come si calcola il premio dell’assicurazione vita e salute
Nelle polizze vita con finalità di protezione — come le assicurazioni temporanee caso morte (TCM) o le polizze a copertura del credito (CPI) — il premio ha una natura diversa rispetto ai prodotti a contenuto finanziario. Non si accumula capitale né si investe: la somma versata serve esclusivamente a mantenere attiva la copertura per tutta la durata del contratto.
Il profilo dell’assicurato è il fattore determinante nel calcolo. Età, stato di salute, abitudini come il fumo e la presenza di patologie pregresse incidono direttamente sull’importo: un soggetto giovane e in buona salute rappresenta un rischio statisticamente inferiore, e paga di conseguenza un premio più basso. Anche la professione svolta e la pratica di attività sportive ad alto rischio — come l’arrampicata, il parapendio o l’apnea — possono far lievitare la quota. Le compagnie raccolgono queste informazioni tramite questionari dedicati e, quando necessario, tramite accertamenti medici.
A questi elementi si aggiungono il capitale assicurato e la durata della copertura: maggiore è la somma garantita e più lungo è il periodo di protezione, più alto sarà il premio richiesto.
Premi assicurativi: cosa si può detrarre
Alcune tipologie di polizze consentono di recuperare parte della spesa sostenuta in sede di dichiarazione dei redditi. La detrazione IRPEF prevista è del 19% e si applica ai premi relativi a tre categorie di contratti.
La prima riguarda le polizze vita e contro gli infortuni stipulate o rinnovate entro il 31 dicembre 2000, a condizione che il contratto abbia una durata minima di cinque anni e e non consenta la concessione di prestiti nel corso di tale periodo minimo. Per i contratti sottoscritti o rinnovati dal 2001 in poi, la detrazione spetta se la polizza copre il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, indipendentemente dalla causa. In entrambi i casi, la base di calcolo è fissata a un massimo di 530 euro complessivi, anche in presenza di più contratti.
La seconda categoria riguarda le polizze a tutela delle persone con disabilità grave, riconosciuta ai sensi della legge 104/1992. Per questi contratti, il limite massimo di spesa ammessa alla detrazione sale a 750 euro.
La terza categoria comprende le polizze contro il rischio di non autosufficienza, ovvero quelle che intervengono quando l’assicurato non è più in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane fondamentali, come alimentarsi, muoversi o prendersi cura della propria igiene personale. Per rientrare nell’agevolazione, il contratto deve coprire il rischio per l’intera vita dell’assicurato e la compagnia non deve avere la facoltà di recedere unilateralmente. L’importo massimo detraibile per questa categoria è di 1.291,14 euro, al netto degli eventuali premi già considerati per le altre tipologie.
La detrazione spetta a chi ha effettivamente sostenuto la spesa, indipendentemente da chi risulti formalmente come contraente o assicurato nel contratto: è sufficiente che l’assicurato sia il contribuente stesso oppure un familiare fiscalmente a suo carico.
Premi Assicurativi: il ruolo (essenziale) dell’intermediario
Quante sono le persone che, pur ricevendo la documentazione prevista dalle normative, fanno spesso fatica a comprendere cosa stanno acquistando quando sottoscrivono un contratto di assicurazione? Clausole, riferimenti normativi e altri “dettagli” rischiano di passare in secondo piano, quando invece possono risultare estremamente importanti per il sottoscrittore del contratto.
È qui che entra in gioco l’intermediario assicurativo (e soprattutto la sua trasparenza e professionalità).
Capire, per esempio, perché un premio ha un certo importo — e perché può cambiare da un anno all’altro — non è sempre intuitivo per il cliente. La classe di merito che scala dopo un sinistro, il valore di ricostruzione dell’immobile che non coincide con quello di mercato, le garanzie accessorie che si sommano al premio base: sono tutti elementi che, se non spiegati, rischiano di generare incomprensioni o, peggio, di portare il cliente a scelte sbagliate.
Presentare un preventivo è solo una parte del lavoro: il valore aggiunto sta nel rendere leggibile la logica che c’è dietro, aiutando il cliente a capire su quali variabili può agire e quali invece dipendono dal profilo di rischio che lo riguarda.
D’altronde le normative sono estremamente chiare. Il Codice delle Assicurazioni Private e i Regolamenti IVASS, impongono che le informazioni precontrattuali siano chiare, sintetiche e coerenti con il contratto, in modo da garantire al cliente una comprensione reale del prodotto, non solo formale. Un’esclusione comunicata in modo opaco o un massimale sottostimato non solo non tutelano il cliente, ma espongono l’impresa stessa a contenzioso.
L’intermediario che sa spiegare come si compone il premio — e perché vale la pena calibrarlo correttamente — non si limita a vendere una polizza: costruisce una relazione professionale più solida e riduce i margini di incomprensione che, nel tempo, sono la principale fonte di insoddisfazione del cliente.





