Previdenza complementare?

Sì, nonostante tutto. O, meglio, un motivo veramente valido per il no esiste?

previdenza complementare

previdenza complementare

Il ddl “stabilità 2015” presentato ed in attesa di approvazione prevede(rebbe) un aumento dell’aliquota di tassazione dei rendimenti dei fondi pensione, dall’11,50% (stabilito dal precedente ddl stabilità, in luogo dll’11%) ad un ipotetico 20%. Al di là di quanto indicato da autorevoli fonti “…con la super tassa si perde fino all’11%…”, e calcoli di cifre di varie migliaia di euro di “perdita”, a voler vedere il bicchiere pieno a metà (o anche meno di metà..!) la tassazione incide sui rendimenti dei fondi, quindi, al più, è un minore ipotetico guadagno.

Andando a vedere i rendimenti pubblicati da Covip sui PIP (Piani Individuali di Previdenza), la media più alta degli ultimi 10 anni è del 4,41%. Facendo i “conti della serva”, il rendimento netto sarebbe del 3,90% con la situazione attuale e del 3,53% con l’aliquota al 20%. Sono soldi, sicuramente, ma è un minor rendimento, non una spesa.

Quello che rimane, ed è certo – almeno per ora – , è la deducibilità fiscale fino a 5.164,57 euro dei versamenti (in alcuni casi, per assunti dal 2007 in poi, fino a 7.746,86 euro), che comporta un immediato risparmio fiscale pari all’aliquota marginale (dal 23 al 43%); rimane anche la tassazione agevolata delle prestazioni (dal 9 al 15%). Quindi… per una busta paga di luglio più “pesante” o per un F24 più “leggero”, da 1.187 a 2.220 euro, c’è tempo fino al 31 dicembre…

R.Reagan: “Un contribuente è uno che lavora per lo stato, ma senza avere vinto un concorso pubblico.”

Facciamoci retribuire (almeno in parte) il lavoro!

a cura di Fabio Meloni
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